Prosa
Anteprime
È un sabato qualunque e sono tante le anteprime che scorrono sul mio schermo. C’è chi è in viaggio, l’ennesimo, chi festeggia un compleanno o un anniversario, chi beve un caffè con vista sulla Tour Eiffel, e tutti sono nelle anteprime di tutti. In quel trailer di mezza vita che puoi guardare prima di decidere di cliccare play e vedere chi si nasconde dietro quei pochi secondi.
Eppure, ho notato, nessuno mette in anteprima la propria solitudine e tutti anzi non sono mai soli in quelle immagini. Controllo il mio profilo e le uniche immagini in movimento che compaiono sono di viaggi fatti tempo fa. Immagini di una laurea, immagini di un cane che rincorre una pallina e immagini di un tramonto dietro le colline. Questo è ciò che offro a chi decide di dare una sbirciata alla mia vita.
E forse non c’è nulla di abbastanza interessante. Nulla che possa convincere qualcuno a fermarsi, a pensare che dietro quelle immagini esista una persona che valga la pena conoscere. Per tanto tempo ho creduto di essere una persona per cui valesse la pena trovare del tempo. Qualcuno da scoprire poco alla volta, andando oltre la superficie, oltre ciò che si mostra per abitudine o per difesa.
E invece, per un motivo o per un altro, sembra che nessuno veda quanti sacrifici ho fatto e farei pur di trovare un posto da chiamare casa. Forse perché certe cose non finiscono nelle anteprime. Non si vede la nostalgia di chi sente di appartenere sempre a metà ai luoghi in cui cammina. Non si vedono le volte in cui hai avuto paura di non essere abbastanza. Non si vedono le rinunce, le attese, le domande che continuano a tornare anche quando fai finta di aver trovato una risposta.
Tante volte ho proiettato i miei desideri verso qualcuno che sembrava incarnarli perfettamente. Persone che, una volta conosciute, sembravano possedere esattamente ciò che mi mancava. Ma forse non erano altro che questo: schermi su cui proiettare una versione della felicità che volevo raggiungere. Una storia che avevo già scritto nella mia testa prima ancora di conoscere davvero il protagonista.
Eppure una possibilità la vorrei. Non necessariamente perché tutto finisca come immagino, ma almeno per capire. Per sapere se tutto questo patimento abbia davvero un senso o se alcune cose vadano lasciate andare senza ottenere le risposte che speravamo. Perché a volte il dolore più difficile da sopportare non è un rifiuto ma l’incertezza. È restare sospesi tra ciò che potrebbe essere e ciò che probabilmente non sarà mai. Continuare a chiedersi se bastava aspettare un po’ di più, dire una parola diversa, trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Come se da qualche parte esistesse una versione alternativa della storia in cui tutto è andato come speravamo.
E allora rimani lì, aggrappato a una possibilità minuscola, perché è l’unica che non hai ancora avuto il coraggio di abbandonare. Forse è per questo che le anteprime hanno così tanto successo: vivono di possibilità. Ti mostrano quello che potrebbe esserci senza costringerti a confrontarti con ciò che c’è davvero, e ti lasciano immaginare il resto, riempire gli spazi vuoti con i tuoi desideri, con le tue aspettative, con tutto ciò che speri di trovare.
Anche noi facciamo la stessa cosa con le persone. Guardiamo pochi frammenti e costruiamo intere storie, una conversazione, un sorriso, una coincidenza, e la nostra mente inizia a scrivere episodi che non esistono ancora. A volte ci innamoriamo più delle possibilità che delle persone stesse, più di ciò che potrebbero rappresentare che di ciò che realmente sono.
Forse il problema delle anteprime è che non raccontano quasi mai la verità. Non mentono, ma selezionano; mostrano i momenti migliori, quelli che attirano l’attenzione, quelli che fanno venire voglia di scoprire cosa c’è dopo. Nessuno inserirebbe nel trailer le scene in cui si sente perso, quelle in cui non sa dove sta andando o perché continua a cercare qualcosa che non riesce nemmeno a nominare. Nessuno mostra le attese che sembrano non finire mai, le domande che si accumulano nella testa durante la notte o le volte in cui ci si sente fuori posto persino nei luoghi che dovrebbero assomigliare a casa.
E allora penso che forse siamo tutti così: piccole raccolte di anteprime che cercano disperatamente di sembrare storie complete. Ma la vita non è un trailer. Una vita è fatta di episodi lenti, di capitoli che sembrano non portare da nessuna parte, di stagioni intere in cui non accade nulla di straordinario. È fatta di errori, di cambi di programma, di persone che arrivano troppo presto e di altre che arrivano troppo tardi. È fatta soprattutto di tutto ciò che nessuno vede.
Forse è per questo che continuo a sperare che qualcuno, prima o poi, decida di premere play. Non per i viaggi, non per i tramonti o per le fotografie venute bene, ma per tutto ciò che non compare nelle anteprime. Perché forse essere conosciuti significa proprio questo: trovare qualcuno disposto a restare anche nelle scene che avremmo voluto tagliare, in quelle che non finiscono mai nel trailer perché sono troppo lente, troppo complicate o troppo vere.
Tutto quello che ho sempre desiderato non è mai stato essere scelta per la mia anteprima, ma avere qualcuno disposto a restare per la storia.