Prosa

Barzellette

Sullivan Borne

Mi sono reso conto, con mio grande orrore, che potrei non essere speciale. Mi sono reso conto, mio malgrado, che tutto ciò che mi hanno raccontato, che mi sono raccontato in tutti questi anni, potrebbe essere solo una grande, pietosa bugia, una menzogna mal costruita che non fa altro che alimentare delle vane speranze.

Esiste la solida possibilità che io sia un grigio esattore della mia stessa vita, un mero esecutore di un’esistenza ordinaria, impossibilitato ad essere felice perché incapace di fare altro se non compiere meccanicamente le stesse azioni senza interruzione, dalla culla alla tomba.

Dio solo sa quanto vorrei avere un messaggio di speranza per me stesso in questo momento, qualcosa che mi aiuti a trovare un senso nella monotonia che mi circonda; ed invece perdo la vena artistica, seminato da una fantasia che corre ormai troppo veloce per l’adulto che sto diventando.

Non riesco a stare al passo delle mie aspettative, affondando nel desiderio di essere altro, senza riuscire a cambiare un singolo tassello del mosaico che sono, trovandomi nella sarcastica posizione delle persone che se la passano bene, ma non sono felici; è difficile mettere in discussione il proprio benessere in nome del miglioramento, perché il grigiore e la monotonia sono dannatamente comode, anche se prevedono la soppressione di ogni velleità artistica.

In poche parole è facile farsi affascinare dal denaro, ed in fondo non c’è nulla di male, ma io non sono così, o perlomeno non lo ero.

Adesso tutto sta nel capire se lo sono ancora, se ho ancora bisogno di scrivere per sentirmi vivo.

— Che scrivi con tutta sta foga, Sully?

— Cerco di criticarmi con rabbia per non morire dentro e continuare a creare nel mio piccolo.

— Ehhr… Barzellette.

— Fico! Posso leggere?

— No.

© Sullivan Borne — Pubblicato nella Biblioteca della Società degli Scipioni.
← Torna alla Biblioteca