Prosa
Bozzetto invernale
Due gatti si sono avvicinati l’un l’altro, giorni addietro, in mezzo alla carreggiata in salita di via Montegrappa; erano circa le nove della sera, una sera fredda, seppure limpida. Uno sguardo a destra, verso l’alto palazzo dalle imposte azzurre che, per essere stato a lungo la dimora di una persona amata, ci è caro; poi, volgendo l’occhio al mezzo, eccoli.
Uno di fronte all’altro, si guardavano con intensità, fissi, pupille nelle pupille; avresti detto fosse l’avvio di una conversazione; forse, per noi che siamo sentimentali, di un corteggiamento. Un animale era fulvo; l’altro, bianco con qualche traccia di grigio scuro, quasi nero. Si sono accostati sempre più e, al momento del nostro passaggio, hanno guardato un attimo verso di noi, che ci siamo sentiti indiscreti e abbiamo affrettato il passo — ma subito, annunciata dai fari bluastri, ecco un’automobile; le due acute bestie sono corse via, l’una dietro l’altra, e si capiva che l’intento era quello di proseguire la conversazione altrove.
La cosa magnifica è stata che, quasi a dimostrare di saper essere più veloci di un motore a scoppio, hanno prima preso una direzione, poi, riattraversata la strada in anticipo sul giungere della vettura, sono sfrecciati in quella opposta — proprio cioè verso l’alto palazzo dalle imposte azzurre che sempre conserva, per noi, il profumo leggero di una persona che vi ha vissuto e che amiamo.