Prosa
Come riconoscere l’uomo perfetto
— Buonasera e benvenuta alla prima lezione dell’esclusivo corso in diciassette parti chiamato «Come riconoscere l’uomo perfetto ma soprattutto come evitare di farsi prendere per il culo da quei tizi con la 500 e i risvoltini che ti vogliono solo stantuffare e scomparire».
— Ma tu hai una 500!
— Ah-ha! Ti sbagli Martina, è di mio fratello. Sono troppo povero per permettermi un’auto.
— E comunque io sono fidanzata…
— Martina, per favore… avrà pur dei difetti questo tuo uomo, no?
— Beh… bestemmia, si fa le canne, beve parecchio, gioca troppo alla play…
— Ok, ok, lo ammetto: non ha difetti.
— Va anche d’accordo coi miei…
— ECCO! Uomo perfetto un cazzo Martina, la mia guida ti è indispensabile come le fake news per i populisti!
— Io non credo che sia necessario…
— Marti, per carità di Dio, stammi a sentire in silenzio con muta rassegnazione, come fa Fabri da una decina d’anni a questa parte.
— Uff… Va bene, sentiamo questa prima lezione.
— La regola numero uno, quella imprescindibile, è che abbia almeno un vizio di cui si vergogna.
— Come scusa?
— Sì Marti, un vizio. Deve drogarsi, fumare… accettiamo persino bere, non è un problema. Ma un piccolo vizio ce lo deve avere, e deve vergognarsene di brutto. Tipo che prova a nasconderlo per sembrare meglio di quel che è in realtà. Poi però alla fine tu lo capisci e accetti il suo vizio, quindi lui attraverso te accetta di più se stesso, diventa più felice e si impegna di più per rendere pure te felice.
— Te ’un batti pari.
— La seconda regola è che deve odiare con tutto se stesso il sentirsi sdolcinato, ma poi ogni tanto deve fare qualcosa di stupidamente melenso e possibilmente rischioso per la sua salute mentale, fisica o economica solo per farti un piacere. Tipo comprarti quei cigni di Swarovski, hai presente quei patacconi…
— …
— Grossi…
— …
— Da mettere sopra il camino, tipo…
— …
— Quelli che costano una madonna, dai…
— Ah! Sì, ho capito che intendi!
— Ecco, quelli. La terza regola, molto importante anche questa, deve amare un animale che fa versi stupidi, tipo le capre montane, Lino Banfi o Al Bano Carrisi. Meglio se tutte e tre le cose ora che ci penso.
— Al Bano. Seriamente?
— Un uomo che non conosce il testo di Nel sole te non lo devi manco guardare Marti, manco guardare! Vali molto più di così.
— Ok, ok, non ti scaldare… Ci sono altre folli regole da seguire?
— Sì Marti. C’è sempre un’ennesima regola da seguire: il punto è che per trovare il partner perfetto si deve abbandonare non solo l’idea estetica, ma anche l’egoismo che permea le solite scelte che facciamo e cercare di andare oltre, provando a trovare una persona che non ci migliori la vita, ma che ci renda sopportabile quel devastante peso che ci trasciniamo sempre dietro, rendendoci felici anche solo di passare una mezz’ora assieme, spronandoci a migliorare la nostra vita in ogni suo aspetto ed evitando chi cerca di scaricare le proprie frustrazioni su un gioco di coppia.
Ogni errore è personale, ogni pessima giornata, ogni stupidaggine, camminata nel parco, ogni lavoro che facciamo, tutto… tutto è dannatamente scritto al singolare: siamo soli Martina, siamo sempre dannatamente soli sul far della terra, e siamo devastati da questa terribile consapevolezza che ci minaccia come un tossico alla stazione. Se ne sta lì, non fa nulla, ma ti guarda l’anima e inconsciamente ti comunica che basterebbe una singola mossa per mandare tutta la tua vita a puttane, perché lei è la verità del mondo e tutto ciò che hai sempre pensato importante non conta niente. Perciò Marti, la quarta regola per trovare un bravo partner è non avere la merda nel cervello, tenendosi alla larga dai derelitti che tentano di intossicarci coi loro inutili problemi del cazzo.
— Ed evitare i risvoltinati.
— Ed evitare i risvoltinati, brava.