Prosa
Diario minimo settimanale
Lunedì
Oggi a colazione ho avuto una crisi esistenziale di proporzioni bibliche e sono rimasto a guardare uno yogurt per 36 minuti di fila. Credo che siamo tutti nati per l'unico motivo di farci del male, poco importa se da soli o a vicenda.
Martedì
Per sbaglio ho dato fuoco allo strofinaccio della cucina, quello rosso con sopra il mese di dicembre del 1994. Ho pianto. Quello straccio mi ricordava il Natale 1998, quello quando nonno mi regalò la scatola dei Lego con la sfinge e Indiana Jones. A pranzo ho bevuto troppo vino e ho passato il pomeriggio a evitare il contatto umano. Come al solito.
Mercoledì
Marta delle Risorse Umane mi ha fatto l'occhiolino oggi in ufficio. Forse perché alla festa di fine luglio ci siamo baciati.
Marta ha tre anni più di me. Marta è sposata. Marta ha un figlio. E io non riesco a smettere di pensare a lei. E al fottuto strofinaccio bruciato.
Giovedì
La mia cronologia di internet riporta "Fiorista", "fiorista per donne sposate", "come uccidere un marito che non la merita e crescere suo figlio come se fosse tuo", "perché gli altri sono felici e io no" e ovviamente "strofinaccio cucina rosso con sopra Babbo Natale e calendario dicembre 1994".
Marta mi ha sorriso, poi ha fatto una smorfia strana e ha bisbigliato qualcosa ad una sua collega molto grassa.
Non so più come comportarmi. O meglio, non l'ho mai saputo.
Venerdì
Il mio analista dice che dovrei lasciare perdere le donne che non mi considerano e provare ad uscire, parlare con la gente e fare nuove amicizie. Io ho risposto che gli psicanalisti non sono veri medici e ho aggiunto commenti poco lusinghieri su sua madre.
Alcuni miei colleghi mi hanno invitato ad uscire, ma tutto quel che voglio fare è dormire, dormire e dimenticarmi di questa vita che non va né bene né male.
Sabato
Devo uscire di casa. Ieri mi è sembrato che il vecchio dipinto di mia nonna, quello col pescatore che tira su il gozzo, bestemmiasse sonoramente. Sono sicuro che era lui.
Sto impazzendo, devo vedere altre persone e dare ragione a quello stupido psicanalista con la mamma putt
Domenica
Ieri sono uscito da solo e mi sono infilato in un ristorante economico: seduti al tavolo di fronte al mio c'erano Marta e suo marito, intenti a cenare. Non hanno smesso un secondo di sorridere. Quando se ne sono andati l'ho guardata finché non è scomparsa dalla visuale che il finestrone del locale dava sul parcheggio. Lei non ha detto niente. Io non ho detto niente. Nessuno, in fondo, ha mai detto niente.
Sono uscito e mi sono infilato in un bar; l'oste aveva uno strofinaccio rosso con sopra Babbo Natale e il calendario di dicembre 1994.
Gliel'ho comprato.
E con comprato intendo che gliel'ho rubato e sono scappato senza nemmeno essere inseguito.
Come con Marta.