Prosa

Dopo il funerale di P.G.

Jacopo Marchisio

L’altro giorno eravamo al funerale solenne di un uomo importante — importante perché, nella sua vita troppo breve, aveva compiuto del gran bene. Abbiamo scritto che era un funerale solenne, con canti e processioni, discorsi e lettere: ciò può sembrare inadatto a chi aveva scelto un’esistenza di semplicità; e invece forse no, perché rituali, etichette, liturgie occorrono talvolta a indicare come la modestia, l’umiltà, il garbo non siano virtù piccole, ma grandi; paramenti e rituali allora non ostentano vanagloria, ma rendono evidente, nel tempo di una cerimonia, il senso e l’esempio dell’averne sorriso negli anni a precedere.

Ma ciò che più ci ha colpiti è stato il momento in cui una piccola piuma, entrata chissà come nella grande cattedrale, è scesa lievemente verso terra, incrociando la chioma di una signora che avevamo davanti; e abbiamo pensato: per tante tradizioni, alla morte, qualcosa dell’uomo sale verso l’alto; ma per noi che non riusciamo a esserne certi quella piuma era come l’idea del ricordo di chi è adesso fuori scena che plana su di noi, si posa nel mondo della nostra memoria e ci induce, forse, a informare di sé e del suo esempio umano almeno un poco delle nostre azioni a venire.

© Jacopo Marchisio — Pubblicato nella Biblioteca della Società degli Scipioni.
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