Prosa

Essere fatti di cristallo

Sullivan Borne

Mentre il tempo sembra scivolar via dalle mie mani impazienti mi domando se ogni scelta che ho fatto finora, nella mia ottica volta a migliorare me stesso ed il mio futuro scorrere, non sia stata frutto di un’illusione di grandezza prefabbricata e cucitami addosso da quel bisogno intrinseco di sentirmi unico.

Niente, però, sembra mai soddisfare la mia sete di risposte giuste ora che, per la prima volta fuori dai binari accademici, devo decidere di me stesso da solo.

Per quanto un percorso possa essere in salita è semplice seguirlo, quando battuto da altri: c’è però un preciso momento nella vita di ogni individuo dove l’asfalto lascia piede allo sterrato, ed infine questo al bosco più fitto, alla palude, alla neve fresca.

Inutile prendersi in giro, i lauti sforzi dei miei predecessori mi hanno permesso di riempire le valigie con ogni sorta di strumento utile per superare ogni tipo di ostacolo, eppure sono seduto qui, praticamente stravaccato sulla mia sveviana inettitudine a vivere, chiedendomi cosa c’è davanti, chi sarà il Sully trentenne, quarantenne, cinquantenne; ogni ipotetico disegno della vita che traccio si interrompe bruscamente con un errore ed io, mendace, smetto di dipingere.

La soluzione è chiara, nella sua semplicità: devo fallire, bruciare la mia pelle delicatamente pallida, resa morbida dalle tutto sommato pochissime difficoltà che ho affrontato e sporgere più in avanti la testa, come i corridori all’arrivo delle gare importanti, le competizioni della vita.

A volte bisogna solo tracciare il proprio percorso, senza paura delle conseguenze nefaste: mettere i sogni in una borsa, caricare tutto in spalla e provarci a costo di ferirsi, bruciarsi e farsi tanto, ma mai troppo, male.

Un caro amico mi disse che una volta che hai realizzato di non essere fatto di cristallo la vita sembra in qualche modo più semplice: le cicatrici dopotutto sono solo una moneta di scambio per quel plateau sicuro a cui tutti aneliamo, ma non c’è strada battuta per quella pianura dolce.

Solo i più coraggiosi, sognatori di professione segnati da ogni tipo di cicatrice, riescono a raggiungerla.

© Sullivan Borne — Pubblicato nella Biblioteca della Società degli Scipioni.
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