Prosa
La misura del tempo
Oggi ero in biblioteca ad Albenga con una mia amica. Un caldo infernale aleggiava nelle sale ed io, tra un lamento e una sorsata d’acqua, leggevo. Precisamente, le Confessioni di Sant’Agostino (un testo leggero con 40 gradi fuori!). Ad un tratto sono arrivata al punto sul tempo, un tema da cui sono sempre stata affascinata. Non so spiegare il perché, ma è un mio tormento, una calamita che mi attira.
Per Sant’Agostino il tempo nasce con la Creazione e, quindi, prima di tutto ciò che noi chiamiamo «universo» (in greco kòsmos) non c’era un «prima», ma solo l’eternità. Il tempo assume un valore escatologico: è l’inizio dell’origine e lo specchio di Dio. Forse per questo diciamo «passato», «presente» e «futuro», poiché poniamo un inizio, un principio a tutto.
Non so dire se, effettivamente, Sant’Agostino avesse ragione, però questo concetto mi ha condotta a una riflessione filosofica personale: se il nostro tempo è caduco, allora esiste inevitabilmente la felicità. E va vissuta lentamente, senza strafogarsi. Perché se il tempo è figlio del Fato, tutto ha un senso. Anche il tempo stesso.