Poesia

La ragazza del bromuro

Sullivan Borne

Storpio Cremonini
In piedi sullo spalto
La ragazza mi ha fottuto
E son semiubriaco

Ho dato il mondo e ci ho aggiunto
Persino qualche altra cosa
Non lo nego affatto che per me
Era già una sposa

Ma anche Cesare qualche album
Alla fine lo ha sbagliato:
La ragazza del bromuro,
Quel che mi sarei calato

Mi sento perso in una steppa di doveri
Dimenticando che li ho anche verso di me
Ho pianto a troppi ritornelli,
financo quelli spensierati

La Fede ha visto,
s’è anche mezza preoccupata
E mi fa «Sveglia, fiore del Male,
Basta con sto dolore»

Io mi sento nullo come essere umano
In mezzo a tutti gli altri che cantano a San Siro
Ribrancolo nel buio come un cieco
Di certo ho solo il codice ATECO

«Cristo, figlio del bove
Balla col tuo dolore»
Taglia tutti i ponti col passato
Farà male ma è necessario farlo

Se ci fosse stato un buon motivo
Per aggiungere un altro pezzo al mio casino
Sarebbe come minimo stato
due o tre strati fa

Mi mancherà per sempre
Ma non risponderà mai al perché
M’ha dovuto rovinare prima di convincersi
Che era lei che doveva un po’ riprendersi

La ragazza del bromuro
M’ha distrutto
Ma peggio ancora
Ha annegato se stessa

Nel mare di banalità
Dalla quale volevo salvarla,
E adesso dalla terraferma
La guardo devastato

Mentre lei chiede scusa a me
Ma non a se stessa.
Balla, figlia del sole,
Che spreco, quanto dolore

Anche con il cuore rotto dai tuoi schiaffi
Provo compassione per la condizione
Nella quale hai infilato tutti quanti
E dentro la quale ora ci sei solo tu.

Fa’ che almeno questo dolore t’insegni
A non perdere il prossimo treno
Fa’ che questa tragedia
Sia almeno un buon insegnante

Posa il Tavor, ragazza del bromuro
La vita è un altro giro di valzer
Alla quale non mi hai invitato
Ma ora la Rathaus è vuota

E io non sono più lì fuori.

© Sullivan Borne — Pubblicato nella Biblioteca della Società degli Scipioni.
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