Poesia

Lo strazio

Sullivan Borne

Chi dorme più a quest’ora,
Chi mai stanotte ha dormito!
Penso a tutte le mie cure
Che nella testa ho scolpito:

Che brutto far spesso così,
Immergersi a corpo morto
In implicazioni kitsch,
Vittima di un eterno torto.

Mi rigiro solingo nel letto
Impelagato nelle lenzuola,
Mi sento pressato e stretto
Con un perenne nodo in gola.

È tempo di solcar le strade,
Piedi nudi nelle scarpe:
C’è puzza di disperazione,
Si mastica un sapore turpe.

Le luci però ci sono,
E la notte fa meno paura:
I lampioni tutta la svestono
Del suo manto di nera tortura.

I fantasmi si quietano,
Anche se so che torneranno:
È la loro apparenza mite
A trarmi sovente in inganno.

Saluto la luna e pago il suo dazio
Con uno scherno che tradisce affanno.
Mi sento sopire e scivola il mio strazio:
Stanotte la beffa, domani un altro danno.

© Sullivan Borne — Pubblicato nella Biblioteca della Società degli Scipioni.
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