Prosa
Lucine
ci sono parole impilate su quel legno modificato, regalatomi da colui che l’ultima volta mi ha concesso un sorriso sdentato; ci sono scintille che partono da quella cera profumata e vanno su e ancora su e ancora su verso la fine di un velo bianco e poi più nulla, solo il soffitto; ci sono colori tra quelle cornici artigianali, pezzi di mondo che chissà chi ha calcato con mano per portare noi poveri stolti in posti che solo con l’immaginazione di un bambino che non vuol crescere potremmo osservare. e la sento che urla e si dibatte, nella mia testa e nel petto con mani forti e urlanti come grancasse. che chiede aiuto ma non lo vuole, infondo è solo una mano gentile quella che brama. qualcuno che capisca che ne vale la pena e che rischi ogni tanto, che le faccia riempire la pancia di risate vere. che la guardi, riconosca la tempesta quale è e poi voglia condividere i tuoni, i fulmini e gli uragani che porta con sé.
paura ne ha eppure tace, perché il silenzio è l’unica forma di amore che conosce. si sente dire che non è sola, ma guardandosi intorno vede solo fantasmi infuriati e lei è una presenza viva tra tutti quei lenzuoli di nebbia bianchi, morti, lacerati.
ed è una vita che si sente sola, che vede cristalli bianchi sbiaditi volarle intorno con guance colorate di calore e solo adesso si rende conto essere un’illusione.
sola, con il capo chino si lascia sbucciare le ginocchia mentre cade sui sassi.
i lenzuoli si muovono verso quel piccolo chiasso.
fatevi avanti, regalatemi un mantello. cristallizzatemi, bianca, sotto un un lenzuolo lacerato e non sarò più sola.
una lacrima giace in una cornice colorata,
chissà in quel mondo quale bimba è intrappolata.
un altro fantasma tra parole impilate e scintille che vanno su.
e ancora su.
e ancora su.
il soffitto.
nulla di più.