Prosa
No!
Sono cresciuto con il mito dell’essere umano fatto solo di vigore e coraggio, l’eroe senza volto e indipendente dalla popolarità che divelle e rompe il male, qualunque sia il male che gli si para davanti.
Una spada lunga, un revolver, l’elmo e il cappello sono solo alcuni dei simboli che ho usato come stampella mentre zoppicavo in avanti verso la vita che ho affrontato.
Mi sono commosso quando, al cinema, vedevo una vetusta Rosemary Harris — l’unica vera zia May di Spider-Man — ricordarmi che «c’è un eroe in ognuno di noi»; per questi miei pensieri mi sono sentito dare del bambino, dell’infantile e dell’illuso da una pletora di persone che cambiavano pelle non appena i tempi si facevano bui.
Ma io no.
Io sono rimasto ancorato a quell’impavida idea di essere ancora il piccolo, insignificante eroe della mia piccola, insignificante storia: ho cercato per anni dentro di me il mio alter ego giusto, sperando che sparasse ragnatele o proiettili d’argento, e sono rimasto deluso in modo cocente quando ho visto che non ero fatto di quella sostanza adamantina, che i miei artigli non erano indistruttibili come quelli di Wolverine né la mia volontà ferrea come quella dell’Uomo Pipistrello.
Quel che ho trovato in fondo al mio barile mentale è stato un piccoletto caustico, ma giusto; un bevitore assiduo, un tipo schivo e romantico, indurito non dalla cesellatura ma dalla pressione, eppure ancora capace di credere che là fuori, nel resto del nero che tutto ammanta, ci sia ancora luce.
Il tipo non parla spesso: mi squadra da sopra la spalla senza giudicarmi, fissandomi con un piglio altero e severo e nascondendosi dietro al suo cristallo cilindrico, un bicchiere sempre mezzo pieno.
Il suo silenzio deflagra quando cedo all’ingiustizia, al male o al profitto: allora proferisce una sola parola.
«NO!»
Qualcuno potrebbe vederlo come la bussola della mia integrità, la legge morale kantiana, ma a me sembra solo un tipo duro e schietto, più noir dei film in bianco e nero che mi piacciono.
Guardandolo capisco che un uomo forte non si misura dal numero di cadute, e nemmeno da quante volte si rialza; un uomo forte è quello che perde tutto, ma che rimane invitto nella sua convinzione di poter accendere ancora la luce di chi gli sta attorno, bruciando come una candela infinita e trascinando il bene ovunque può.
Non importa vincere le battaglie; importa solo non cedere alla banalità del male.