Prosa
Oltre il vetro
Di recente ho letto un libro che parla di un polpo di nome Rosa. Rosa abita al “Mondo Acquario” e da quando ha cinque mesi vive dietro un vetro. Si ciba di ciò che le viene dato e passa la maggior parte del suo tempo all’interno della sua tana, mentre la restante parte della sua vita è dedicata alla ricerca di una fuga. Rosa non sta bene con i suoi simili. Rosa vuole solo essere lasciata in pace. Le ragazze come Rosa sono fatte per stare da sole.
Da giovane adolescente, quando mi annoiavo, passavo il tempo a scoprire i segreti del mio primo pc e tra questi non poteva mancare il famoso test “Che animale sei?”, che in base a una serie di definizioni dedicava alla tua persona un animale. Per quanto ci provassi non usciva mai l’animale giusto. Non possedevo la forza del leone, né la memoria dell’elefante, e persino l’affidabilità di un cane mi era sconosciuta. E ora capisco perché: dietro un vetro mi aspettava un polpo.
Chi se lo sarebbe aspettato di ritrovare un po’ di sé stessa in un mollusco cefalopode? Eppure, eccomi qui, mentre penso che certe volte non basti un vetro reale, ma anche un vetro interno a separarti da tutto. Un vetro attraverso cui gli altri possono vederti, ma senza riuscire davvero a raggiungerti. Ti osservano, magari con curiosità, magari con attenzione, ma rimangono sempre dall’altra parte.
Sarebbe bello avere una tana in cui nascondersi e possedere un gruppo di proteine, le reflectine, che permettono ai polpi di cambiare colore e mimetizzarsi con ciò che li circonda. Diventare invisibili quando il mondo è troppo rumoroso, scomparire per un momento quando essere visti fa più paura che essere ignorati.
Ma forse la cosa che mi affascina di più dei polpi è che, nonostante siano animali capaci di nascondersi così bene, non smettono mai di cercare. Quando vengono rinchiusi tentano continuamente di trovare una via d’uscita, esplorano, provano, imparano. Non accettano semplicemente il loro destino di prigionieri.
E forse c’è qualcosa di profondamente umano in questo. Un polpo possiede un corpo lontanissimo dal nostro, eppure conserva qualcosa che riconosciamo immediatamente: il bisogno di libertà.
Ancora più sorprendente è il modo in cui percepisce il mondo. I suoi tentacoli non sono soltanto strumenti per muoversi, ma rappresentano il suo modo di entrare in relazione con ciò che lo circonda. Il polpo non conosce il mondo soltanto guardandolo da lontano, ma attraverso il contatto diretto con esso.
È proprio questa la contraddizione che mi affascina di più: un animale che sembra nato per la solitudine, ma che conosce la realtà attraverso il tocco. Un animale che cerca rifugio nella propria tana, ma che continua a esplorare ciò che lo circonda, come se anche nel silenzio avesse bisogno di un contatto con il mondo. Sembrano creature lontanissime da noi ma allo stesso tempo racchiudono qualcosa che riconosciamo. Anche noi passiamo gran parte della vita a costruire tane, a nasconderci quando il mondo diventa troppo rumoroso, a cercare un modo per cambiare colore e confonderci con ciò che ci circonda.
Eppure, continuiamo a cercare.
Non sempre perché vogliamo davvero lasciare tutto alle nostre spalle, ma perché anche chi ama la propria tana, prima o poi, sente il bisogno di allungare un tentacolo oltre il vetro e scoprire se dall’altra parte esiste ancora qualcosa capace di rispondere al nostro tocco.