Prosa
Sdraio e lettino
Una delle ragioni per cui, talora, il mondo circostante ci pare — certo per nostro difetto — incomprensibile è la prevalenza del lettino. Del lettino da mare, intendiamo, negli stabilimenti balneari, in luogo delle sedie a sdraio, sempre più assimilate a residui di modernariato.
Probabilmente, il lettino seduce perché, già nel nome, sembra unire a una promessa di riposo un sentore di regressione infantile ravvisabile in quel diminutivo da parente zuccherosa. Tuttavia, a noi pare che un litorale coperto di lettini somigli a un affollato obitorio empito di catafalchi in plastica variopinta su cui si adagino cadaveri ancor vivi, o che pretendano di esserlo. Nessuna posa riesce elegante, su quei rigidi surrogati di materassi oblunghi che rendono tutti, chi più e chi meno, goffamente abbandonati a inseguire un riposo supervacuo. Né il lettino è comodo, a ben pensare: facilmente ribaltabile; con quella sorta di tettoietta pronta a celare al sole o decapitare un volto; appiccicaticcio spesso; senza gusto perfino quando rivestito di raffinati teli a tinte vive.
Viceversa, la sedia a sdraio, col suo perfetto equilibrio tra posizione attenta e posizione del riposo, induce con raffinata naturalità verso un atteggiamento di ideale compromesso fra il ripiegamento interiore e lo sguardo volto all’esterno; rende immediatamente sinuosa e piacevole allo sguardo qualunque figura; induce a un’idea insieme di saggia circospezione matura e di fervida giovinezza pronta al balzo. Infine, vi si legge meglio, ché il peso si scarica efficacemente sull’intero fisico, senza atrofizzare le braccia né obbligare a volgersi con impeto ferino per riposare un semicorpo stanco; vi si parla con più garbo, che è possibile fissare in viso l’interlocutore; vi si dorme in serenità senza apparire una preda da safari antropofago.
Certo, sulla sedia a sdraio non è possibile girarsi sino al punto di esporre al sole il proprio lato posteriore, salvo effettuare complessi movimenti ingegneristici e calcoli volti a impedire di restarvi imprigionati come in una festevole vergine di Norimberga; ma si sa che i lati, a volte, nell’essere umano sono comunque confondibili.