Prosa

Seduta di psicoterapia

Amal Brihi Amnay

Qualche nome segnato sulla carta, fin troppi da ricordare. Mi chiedo quante cazzo di persone riescano a entrare nella sua vita. Vabbè. In questo momento vorrei tanto fumare una sigaretta.

Il mio paziente è un ragazzo di 30 anni, da poco uscito da una relazione lunga. Ha un rapporto piuttosto scarso con il controllo e tende ad abusare di tutto ciò che gli capita a tiro: alcool, sesso, fumo, qualsiasi cosa possa dargli una sensazione, anche solo momentanea. Si allena molto, dice che si «spacca». È sempre alla ricerca di qualcosa.

Momenti di euforia, come mi piace chiamarli. Ultimamente, però, appare più lucido.

Inizia quasi sempre le sedute allo stesso modo: «Ho fatto una cazzata». La cazzata, solitamente, consiste nell’aver visto qualcuno. Qualcuno che, puntualmente, sembra dimenticare appena entra una nuova persona nella sua vita.

La cosa che ancora mi colpisce è quanto sembri sorprendersi del fatto che gli altri possano tenerci. Si annoia, si sente soffocare, oppure semplicemente si accorge di non riuscire ad attaccarsi davvero a nessuno.

Credo di aver capito abbastanza bene come funziona la sua mente. Riesce a mantenere un equilibrio incredibile tenendo le persone a una distanza precisa.

Le persone si avvicinano, lui si allontana.
Le persone si allontanano, lui si avvicina.

Un equilibrio quasi perfetto, finché qualcuno non prova a superare il suo territorio. A quel punto scappa. Poi, dopo poco, ci ripensa e rientra di nuovo nel loop.

«Vorrei solo sentire qualcosa di diverso, mi sembra di non riuscire a legare con nessuno.»

Peccato che gli altri, invece, si leghino.

«Non forzo nulla, vorrei solo non pensare al mio passato, capisce che intendo?»

Sì. La sua ex. Quella che ama ancora e che continua a cercare, se non su WhatsApp, almeno da qualche parte in quel cielo azzurro che sembra avere sempre a disposizione quando vuole tornare indietro.

«Sono indeciso, cazzo.»

Un equilibrio perfetto nell’indecisione totale.

Chissà se sono tutte vittime del suo modo di vivere le relazioni. Chissà se prova davvero qualcosa per loro. Chissà se, almeno, riesce a sentire quella benedetta euforia che continua a cercare.

Non posso entrargli nella testa. Però è, senza dubbio, uno dei pazienti più interessanti.

Racconta la sua insonnia e le sue tragedie ridendo di gusto. Come se raccontarle ridendo potesse renderle meno pesanti. O forse perché, semplicemente, non sa più come raccontarle diversamente.

Inspira forte dalla sua sigaretta elettronica.

«Ah, aggiunga questo altro nome. Quella è bona, ma solo qualche aperitivo per ora... Forse dovrei smettere di conoscere persone quando bevo o sono fatto.»

Forse sì.

Ho la sensazione che il problema non siano le persone che conosce quando beve o quando è fatto.

Il problema è quello che cerca in loro quando è lucido.

© Amal Brihi Amnay — Pubblicato nella Biblioteca della Società degli Scipioni.
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