Prosa

Una terra di mezzo

Glenda Maiani

Si possono zittire pensieri? Se così non fosse vorrei poter almeno riuscire ad abbassare il volume, come con la radio: girare una rotellina e ridurre il suono: 10… 5… 3… Off. Anche il silenzio sembra aver acquisito una voce, esso ripete a memoria le stelle che abbiamo visto, dà voce al mio immaginario. E questo si ripete da tempo, da sempre, sento il cuore stringersi, lo vedo ovunque, in ogni passo, in ogni respiro, in ogni battito. Sento il mio muro sgretolarsi, vedo il mio mondo in frantumi, il mio futuro lontano anni luce… solo un tunnel freddo, buio, disgustoso…

Mi chiedo perché?

Mi chiedo perché da giorni, da mesi, da ore e millesimi di secondo, ricevo silenzio e il rumore si alza esponenzialmente, si unisce all’esterno e insieme compongono un agglomerato di confusione. Non credo di poter vivere con essa, la mia vita sono i romanzi e la musica dell’anima, quella che ti guarisce da ogni male e solidifica il terrore in una grotta lontana dove non può raggiungermi. Credevo di poter vivere nella tranquillità, poi un giorno ha bussato alla porta il caos e io mi sono innamorata di lui. Ti racconti che Caos possa essere la salvezza, che tra i suoi capelli e gli occhi magnetici vi si racchiuda la felicità. Ma quella è solo apparenza, una maschera maledetta depositata sulla faccia a ingannare le persone di buon cuore.

«Caos non è cattivo», «Caos mi ama», «Caos tornerà sempre da me», ma il problema sta nel fatto che Caos non vivrà mai bene con Tranquillità. Solo quando avrà imparato a convivere con sé stesso, quando sarà riuscito a staccarsi dall’uragano che l’ha inghiottito, solo a quel punto potrà vivere con Tranquillità e dedicare a essa le giuste attenzioni. Caos e Tranquillità insieme, finalmente, in un vortice di pace.

Pura fantasia, quanto sono ingenua e innamorata, racchiudo colui che amo dentro ad una bolla per proteggerlo da occhi indagatori e spie malvagie. Vorrei odiarlo eppure lo amo. Lo amo così tanto da non saper nemmeno mettere per iscritto la mia frequenza cardiaca quando sfioro con il pensiero il suo nome. Quanto è brutto pensare, odio la mia voce nella mia testa perché è così veritiera, così tenace a farmi credere in un finale felice. Sono passati i mesi, i giorni e le ore, il cielo ha pianto e poi è spuntato il sole, è tornata la primavera e stanno per essere raccolte le prime ciliegie… e tu, Caos, non ci sei e mi sento un po’ caos pure io. Adesso ho meno paura ed ecco perché, tramite una poesia di Bukowski, parlerò al tuo ricordo un’ultima volta:

«Voglio farle sapere, però, che tutte le notti passate a dormire accanto a lei, persino le inutili discussioni, sono sempre state cose splendide, e le difficili parole, che ho sempre temuto di pronunciare, ora possono essere dette: io ti amo.»

© Glenda Maiani — Pubblicato nella Biblioteca della Società degli Scipioni.
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