Prosa
Venticinque parole
Bastano venticinque parole per far piangere qualcuno. Solo venticinque. Me ne sono reso conto tanti anni fa, quando sbloccai quella combinazione quasi per sbaglio, parlando con qualcuno che mi aveva fatto perdere le staffe.
Siamo tutti piccoli esseri fragili, in un modo o nell’altro: c’è chi ha i propri credo personali e deve difenderli a tutti i costi perché, in fondo, non è sicuro di niente.
C’è chi cerca incessantemente un abbraccio, godendone solo per un momento prima di dover passare al prossimo.
C’è chi ha paura di esporsi e vive in un silenzio mesto la sua tragedia interiore. Persino quelli come me, induriti dagli eventi e capaci di ferire con appena venticinque parole, sono piccoli esseri fragili che nascondono dietro un cinismo ingiallito le loro paure più recondite. Anche i cinici soffrono, ma non hanno alcun diritto di far soffrire gli altri con le loro venticinque parole. A volte bisogna fermarsi, ascoltare, svestirsi della cattiveria che ci hanno tirato addosso come un pesante giaccone.
Bastano venticinque parole per distruggere qualcuno, ma ne servono altrettante per risollevare chi è sull’orlo di un baratro, chi ha paura, chi è fragile.
L’unica vera domanda è: quali venticinque parole userai?